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Quella che definiamo II guerra mondiale, in modo decisamente asettico ma utile per allontanare gli spettri nero fascisti che gran parte degli italiani hanno immediatamente rinnegato, viene chiamata dai russi con grande orgoglio nazionale Guerra patriottica: esatto, Guerra della Patria.


Noi italiani abbiamo già perso un'altra guerra, quella che ha visto soccombere il nostro sistema economico, sconfitto dai nostri nemici-amici europei, iniziata per quanto ci riguarda con l'assassinio dell'On. Moro, passata per il trattato di Maastricht per giungere infine all'unificazione monetaria. E' stata una guerra combattuta da tre paesi: Inghilterra, Germania e Francia su un solo fronte, il nostro sistema economico. Una guerra coperta da una Unione apparente ma che, in realtà, ha visto i tre contendenti tutti contro tutti a tutela dei propri interessi nazionali ma tutti e tre uniti per far fuori l'incomodo di turno che non aveva spazio nel frangente della montante era globalizzata culminata in Europa con l'unificazione della Germania che abbiamo pagato noi italiani attraverso la svendita dell'imprenditoria grande, piccola e media.
Questa guerra negli anni dell’unificazione della Germania ci ha visti perdenti perché svenduti e smembrati non sotto il profilo territoriale, come si faceva un tempo, bensì sotto quello economico ed industriale, più pericoloso per i nostri alleati europei, Francia e Germania in primis. L’ingresso forzoso nell’eurozona, tradendo il manifesto di Ventotene, ha rimpinzato la vorace finanza internazionale e l’economia dei due paesi del sorrisino. Sì quel sorriso beffardo in diretta dei leader che, sbeffeggiando un Presidente del Consiglio italiano, si compiacevano della vittoria sull’Italia.
Ma se i russi chiamano la II guerra mondiale patriottica come definiranno oggi gli attacchi che stanno subendo? Non lo so ma di certo l’orso russo non mollerà la presa; non lo ha mai fatto nella storia. Ad oggi sono 4 gli aerei abbattuti negli ultimi tempi e l’ultimo ha un fortissimo significato per il popolo russo proprio perché colpisce il simbolo non dell’unità russa quanto la sua identità profonda. 
In effetti non nascondo una profonda invidia per questo sentimento del quale noi italiani difettiamo antropologicamente.
Come ho già detto, ritengo che stiamo combattendo una Guerra Permanente, la prima che non nasce per vincere quanto piuttosto per indebolire gli avversari in un gioco perverso di alleanze a brevissimo termine.
Il vuoto di potere mondiale che terminerà, speriamo, con l'insediamento del nuovo presidente statunitense è pericolosissimo per gli equilibri internazionali. 
Qualcuno ricorderà quel gioco che facevamo da bambini per cui si stabilivano tante postazioni, meno una, per quanti erano i giocatori rimescolando al via le posizioni per cui alla fine del tempo stabilito uno restava sempre fuori e perdente. 
Ecco da qui al 20 gennaio questo è il gioco di posizionamento che gli agglomerati di potere e di interessi transnazionali e trasversali alle nazioni stanno giocando. Non credo che dal 20 gennaio in poi improvvisamente sarà tutto più chiaro e semplice, anzi probabilmente chi non avrà trovato una posizione soddisfacente farà di tutto per rifar partire una nuova tornata del gioco; e via così.