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, all’indomani della strage islamista di Dacca del luglio passato, dichiarava: l’Italia è in lacrime non arretreremo. Non se ne parla più da tanto tempo e anche questa strage che ci vede vittime sacrificali e sacrificate sull’altare dell’Islamismo politico è dimenticata per evidente convenienza anch’essa politica.

Tuttavia noi preferiamo, come d’abitudine, provare a trarre quale lezione, qualche insegnamento dai fatti storici e di cronaca. Ed allora, con questa premessa ed in tale contesto abbiamo iniziato a riflettere su un aspetto in particolare connesso al finanziamento della cellula terroristica locale che in nome del gruppo Stato Islamico ha rivendicato la strage. 

Lo spunto ci è stato fornito dalle Autorità del Bangladesh che hanno dichiarato di aver messo sotto osservazione 11 organizzazioni non governative ONG sospettate di aver ricevuto fondi dall’estero per finanziare gruppi terroristici banditi in patria. In particolare, fonti vicine al governo rivelano che le ONG in questione avrebbero ricevuto somme di denaro sin dal 2012 e che, invece di impiegarlo in attività di sviluppo per combattere la povertà, come previsto, avrebbero “preferito” consegnato nelle mani dei militanti islamici.

È importante a questo punto tenere presente che le organizzazioni non governative ONG, che non devono per principio avere fini di lucro, sono sostenute per la maggior parte da donazioni e che la loro attività peculiare nei Paesi in via di sviluppo si concentra principalmente nella cooperazione allo sviluppo socio-economico. 

Si possono distinguere due attività di cooperazione allo sviluppo:

  • cooperazione governativa, il cui scopo principale è il trasferimento di risorse finanziarie, assistenza tecnica, servizi e beni da un governo o da un organo pubblico di un Paese industrializzato a favore di un paese in via di sviluppo; 
  • cooperazione non governativa, i cui elementi peculiari sono la volontà privata e l’assenza di profitto dell’attività, maggiormente libera da interessi politico-economici che rappresenta il canale privilegiato delle istanze provenienti dalla società civile.

La suddivisione sopra elencata sulla natura delle attività delle ONG alle volte non è così netta e questo costituisce un problema allorquando non consentono di rilevare con chiarezza l'origine dei fondi arrivando a mascherare la provenienza dei fondi a disposizione.

Come già evidenziato, la fonte principale di risorse finanziarie destinate alle ONG proviene da donors internazionali e questa mancanza di diversificazione dei fondi crea una forte dipendenza economica, che può portare anche alla cosiddetta donor-driven agenda, il che si tramuta nell’implementazione di progetti basati su priorità decise da finanziatori esterni piuttosto che dagli attori e dai reali bisogni del paese in cui si opera.

Nonostante il fine delle ONG sia quello di contribuire allo sviluppo socio-economico globale dei Paesi in fase di sviluppo, alcune di esse, come citato da fonti internazionali, sono state utilizzate come strumento di supporto in modo occulto al terrorismo internazionale tramite attività di finanziamento e di proselitismo. Inoltre, permeando i territori e avendo una disseminazione geografica capillare queste sono in grado di facilitare la possibilità di contatti con gruppi criminali locali da cui potrebbero ottenere copertura e sostegno logistico nonché fare da possibili vettori di “cellule dormienti” da dislocare nei Paesi di infiltrazione.

Le organizzazioni terroristiche internazionali, come accennato, potrebbero utilizzare le ONG come veicoli di raccolta di fondi per le loro attività terroristiche, quindi l’analisi del finanziamento di organizzazioni terroristiche attraverso le ONG rappresenta una sfida significativa per la creazione di una legge internazionale, universalmente ratificata ed applicata, che permetta di porre in essere delle indagini finanziarie idonee ad individuare le attività occulte di raccolta fondi per fini terroristici, da quelle legalmente svolte dalle ONG a sostegno dei Paesi in via di sviluppo.

È giusto precisare che la normativa internazionale, regolata da apposite Convenzioni, già definisce illegale fornire deliberatamente qualsiasi forma di sostegno finanziario o materiale a un gruppo designato come organizzazione terroristica straniera, anche qualora il sostegno venga ad essere utilizzato dall'organizzazione terroristica per scopi non terroristici. 

Il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale GAFI, organismo globale intergovernativo creato in ambito OCSE con lo scopo di ideare e promuovere strategie di contrasto del riciclaggio a livello nazionale e internazionale, nella revisione della materia del 2012, ha emanato 40 Raccomandazioni in materia di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale. 

La raccomandazione nr. 8 riguarda “misure per impedire l’uso improprio di Organizzazioni senza scopo di lucro no-profit” e rappresenta un significativo passo in avanti nella comprensione della minaccia terroristica nel settore delle ONG.

I Paesi industrializzati dovranno, alla luce di ciò, rivedere tutti le proprie leggi e regolamentazioni riguardanti le entità suscettibili di essere abusate per il finanziamento del terrorismo, e tra queste le organizzazioni senza scopo di lucro risultano essere particolarmente vulnerabili. Ogni Paese dovrebbe quindi assicurare che esse non possano essere utilizzate impropriamente:

  • da organizzazioni terroristiche che si presentino come entità legittime;
  • al fine di servirsi di entità legittime per finanziare il terrorismo, ivi incluso per poter sfuggire a misure di congelamento dei beni;
  • per occultare o oscurare il dirottamento clandestino di fondi destinati a scopi legittimi verso organizzazioni terroristiche.

Parallelamente e spesso in collaborazione col GAFI, il Gruppo Egmont, organismo informale internazionale  globale di natura tecnica ma costituito nel 1995 per iniziativa spontanea e informale di alcune Financial Intelligence Unit, si occupa di facilitare e sostenere nonché controllare la cooperazione internazionale in materia di anti riciclaggio. Il numero delle FIU aderenti attualmente supera i 150 paesi.

Il Gruppo promuove lo sviluppo delle FIU, favorisce tra queste la collaborazione e lo scambio di informazioni e di conoscenze relative a possibili casi di riciclaggio, elabora standard e pratiche comuni, sostiene la creazione di nuove FIU in paesi che ne sono privi.

Il Financial Intelligence Unit è l'unità preposta alla raccolta, analisi e trasmissione, qualora ne ricorrano i presupposti, di dati ed informazioni di natura finanziaria negli specifici settori del contrasto al riciclaggio di denaro ed al finanziamento del terrorismo.

I dati che il Centro analizza sono ricevuti dalle banche, dalle istituzioni finanziarie, dai partiti politici, dalle ONG, dalle imprese e altri soggetti i quali fanno affluire due generi di flussi di dati i: 

  • Cash Transaction Report, ovvero tutte le transazioni finanziarie superiori al limite di legge;
  • Suspicious Transaction Report, ovvero le transazioni, anche al di sotto del limite di legge, che per modalità, tempi di esecuzione e soggetti coinvolti risultino sospette.

Per verificare il rispetto delle disposizioni di legge da parte dei soggetti obbligati, il FIU ha altresì al suo interno una sezione che si occupa di Compliance Inspections, ovvero di effettuare controlli presso tutti i soggetti obbligati onde garantire il regolare flusso informativo. Sarebbe anche auspicabile la previsione di un Codice Etico universalmente riconosciuto che fissi gli standard di trasparenza.

Premesso quanto sin qui esposto appare evidente l’importanza imprescindibile e improrogabile di tenere sotto osservazione questo genere di organizzazioni no profit in quanto si tratta di un importante strumento per il contenimento della minaccia criminale e terroristica. 

I fatti criminali, che spesso vengono relegati per convenienza politica nello scantinato della coscienza collettiva, laddove analizzati e compresi nelle specifiche dinamiche, rivelano sempre elementi di propulsione innovativa: sta a tutti noi cercarne il senso.