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Mentre al-Qaida si finanziava maggiormente tramite donazioni esterne provenienti da individui benestanti o perfino da Paesi, l’Isis utilizza varie risorse di alcun tipo e ciò fa sì che anche un minimo profitto sia sempre assicurato. 

Vista la molteplicità di metodi di finanziamento risulta difficile contrastare il flusso del capitale in entrata. Il Regno Unito ha adottato, dal 2003, una strategia, chiamata CONTEST, volta proprio a contrastare il fenomeno del terrorismo con specifiche previsioni normative. 

Il programma si basa su quattro punti fondamentali: le quattro P: 

Pursue, perseguire i terroristi e chi li supporta;

Protect, proteggere i cittadini;

Prepare, prepararsi a potenziali attacchi e conseguenze;

Prevent, prevenire attacchi. 

L’obiettivo è quello di eradicare il problema alla radice ma senza azioni estreme quali la soppressione totale del terrorismo. 

Lo scorso anno l’intelligence inglese è riuscita a sventare ben 7 attacchi terroristici. A questo punto la domanda è: vista l’attiva collaborazione del Regno Unito nel bombardare i territori dell’Isis e l’assenza di attacchi con esiti positivi da parte del gruppo terroristico, è possibile inferire che la strategia funzioni davvero? 

Potrebbe sembrare di si ma recentemente la strategia CONTEST ha suscitato varie polemiche sulla propria efficacia. 

Il punto del programma che è stato maggiormente criticato è stato ‘Prevent’. L’idea risulterebbe anche buona - evitare tramite misure preventive che giovani vengano attratti dalle organizzazioni terroristiche, in pratica smorzare sul nascere una possibile attrazione - ma una volta applicata è stata intesa dal pubblico come discriminatoria. 

Il compito di distrarre i giovani è lasciato ad organismi quali scuole ed università che molto spesso non sono abbastanza preparate sull’argomento e semplicemente prendono di mira la parte della popolazione musulmana discriminando persone innocenti. Inoltre le motivazioni per cui un individuo decide di unirsi ad un gruppo terroristico possono variare ed è quindi sempre più difficile trovare una soluzione al problema. Un’altra area in cui CONTEST necessiterebbe miglioramenti è il ruolo delle forze armate nella lotta contro il terrorismo. Infatti bisognerebbe integrare maggiormente le forze armate non limitando l’attenzione solamente alle misure civili. Questi sono solo alcuni dei punti che stuzzicano una riflessione sull’attuale efficacia del programma. 

Ritornando alla domanda penso si possa affermare che l’obbiettivo di CONTEST non sia stato totalmente raggiunto; sì, potrebbe sembrare che, vista la scarsità di attacchi, la strategia stia funzionando ma in realtà il problema è semplicemente stato alleviato anziché affrontato. Inoltre, i sostenitori del CONTEST tendono ad evitare cambiamenti drastici visto l’apparente successo, e purtroppo così facendo non arrivano alla vera natura del problema. 

Le basi per una strategia davvero vincente ci potrebbero essere ma servirebbe maggiore apertura verso idee innovative e rivoluzionare così come anche un’intesa collaborazione non solo tra agenzie nazionali ma anche internazionali: quel coordinamento che tutti dicono di volere a parole nei consessi internazionali ma che si guardano bene dal realizzare alla luce del predominante interesse nazionale.