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Dopo un periodo di intenso lavoro di ricerca e di analisi nonché di conferenze e lezioni, torno a GEA per sottolineare alcune riflessioni e spunti di analisi sui più recenti avvenimenti che hanno scandito il tempo della politica internazionale.

Come d’abitudine tendo a far sedimentare le notizie prima di parlarne. I recenti fatti terroristici in Svezia, in Egitto e, per altro verso, anche l’intervento militare americano in Siria hanno perso l’effetto emotivo connesso al fattore tempo: notizia e reazione.

Questa è già di per sé stessa una prima considerazione sulla quale riflettere. Gli atti terroristici e militari a cui faccio riferimento altro non sono che messaggi privi di qualsivoglia potenza terroristica o militare  se non residuale.

L’episodio svedese, pur alimentando un senso generalizzato di paura,  segna una situazione di fatto alla quale ci stiamo abituando; e qui mi possono meglio capire i miei coetanei che hanno vissuto gli anni Settanta e i c.d. anni di piombo in cui alla fine la vita scorreva normalmente nel suo fluire quotidiano nonostante gli atti di violenza politica diffusi e giornalieri.

L’atto stragista nei confronti dei cristiani copti è una questione interna egiziana e di rapporti con il mondo arabo e come tale è stata archiviata dalla opinione pubblica.

L’attacco statunitense, che non ha procurato alcun danno sostanziale, ha un’evidente portata comunicativa verso l’interno e verso l’esterno del Paese. 

In altri termini è chiaro che le dinamiche internazionali parlano questo linguaggio fatto di atti terroristici teleguidati esattamente come i missili Tomahowk sulla Siria.

Ancora una volta il terrorismo contemporaneo e le reazioni militari delle potenze internazionali, devono essere valutati non sotto la spinta emotiva del terrore che mirano a diffondere, ma razionalmente, per quello che realmente sono, ovvero prevalentemente meri atti di comunicazione e propaganda tesi a raggiungere plurimi obiettivi su differenti livelli. 

Il primo obiettivo riguarda il rapporto "sicurezza verso limitazione" sempre più ampia delle libertà personali raggiunto attraverso la diffusione di un ampio e generalizzato senso di paura connesso agli attentati nei territori occidentali; il secondo tattico connesso alle azioni militari nei territori Medio orientali e Nord africani, aree nelle quali convergono molteplici interessi nazionali e persino di grandi conglomerate di potere privato.

Il risultato che deve preoccupare seriamente è la crescente riduzione del libero arbitrio che fa il paio con la crescente deresponsabilizzazione delle strutture governative.