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Scrivere quanto seguirà non è cosa facile: ma la vita non vale qualche perché?

Sarà difficile perché quando si parla di temi stratificati nell’immaginario di ciascuno e categorizzati in un certo modo è complicato scrostare il vestito che gli abbiamo cucito addosso e che ci aiuta a riconoscerne il senso. La nostra mente per comodità, e per nostra fortuna, deve organizzare i nostri pensieri, la nostra conoscenza e le nostre convinzioni secondo criteri semplificativi che ci permettono di condensare pensieri complessi in categorie semplici. Una volta che abbiamo affrontato un tema lo inseriamo involontariamente in uno schedario organizzato secondo il nostro pensiero. Semplifico: mafia=Sicilia, terrorismo=Islam, massoneria=P2 e politica=corruzione.

Dobbiamo ricorrere a questo processo per non essere sopraffati da miliardi di informazioni che continuamente riceviamo dall’esterno; è questione di salute mentale.

Tuttavia, questo necessario modo di salvaguardare la nostra mente ha un lato negativo: la sclerotizzazione del pensiero a causa del costante ragionamento per sineddoche una parte per il tutto. Così facendo purtroppo perdiamo la vitalità del pensiero critico che ci permette di spaziare da un piano all’altro dello stesso tema in senso anche verticale oltre che orizzontale rompendo le barriere, i limiti nei quali abbiamo costretto, per comodità le nostre conoscenze. E allora è possibile parlare di Islam e mafia, massoneria e Islam, Islam e politica.

Siamo abituati a pensare al secondo dopoguerra come un periodo in cui le relazioni internazionali sono state determinate in gran parte dalla contrapposizione bipolare e manichea est/ovest, americani/russi, capitalismo/ comunismo; tutto si spiegava e piegava alle dinamiche di queste forze. Eppure così facendo perdiamo di vista quanto di enorme e concreto è accaduto sotto i nostri occhi al quale, non riuscendo a dare una spiegazione ci limitiamo a confinarla quale categoria terza e residuale di queste dinamiche.

Errore gravissimo poiché è la conoscenza di queste differenti dinamiche che ci apre alla comprensione dei fatti rimasti nel cono d’ombra della storia. E lo strumento per approcciarci ad una nuova lettura della nostra storia, quella vera, quella del quotidiano, quella che ha influenzato la nostra vita, è la rottura di quella figura retorica che per convenienza ci porta a ragionare per categorie chiuse e irremovibili e che viene usata per manipolare la formazione del pensiero.

Io per mia natura e convinzione ripeto sempre che è tutto scritto, bisogna solamente unire i punti logicamente e alla fine come in quel gioco l’immagine in un primo tempo indefinibile appare chiara.

Mi limiterò in questo scritto a portare due esempi:

  • mafia e terrorismo islamista;

  • traffico di droga, petrolio e governi.

Nel 1986, nella tranquilla città di Trapani, meno chiacchierata per mafia rispetto a quelle di Catania e Palermo, sebbene da sempre epicentro degli interessi mafiosi e militari italo-anglo-americani, la polizia perquisisce la sede del centro studi Scontrino e trova le prove dell’esistenza di nove logge massoniche a cui sono iscritti i maggiorenti della mafia trapanese e gran parte della buona borghesia della provincia. Che cosa inusuale; ma ad essere ancor più bizzarro, secondo i nostri consolidati schemi mentali di cui parlavo, è il fatto che nello stesso palazzo aveva sede l’Associazione musulmani d’Italia presieduta da un uomo di fiducia del leader libico Muhammar Gheddafi. Si sarà senz’altro trattato di facilitare gli scambi culturali tra i due mondi, facendo magari solo una rampa di scale, con nessun collegamento alle relazioni tra il nostro governo e i paesi arabi mediati da un mondo di mezzo, secondo la locuzione giornalistica di lodo Moro.

Se dico anni Settanta automaticamente evoco i c.d. anni di piombo, rossi e neri gli uni contro gli altri armati e tutti contro lo Stato. Senz’altro vero, ma quelli sono gli anni nei quali si sviluppa il radicalismo islamico che nel conflitto israelo-palestinese non trova la sua completa spiegazione. L’occidente è ancora in crescita e ha bisogno del petrolio arabo e dell’oppio mediorientale per soddisfare un mercato interno oramai fuori controllo. E così la droga e il petrolio hanno rappresentato per gli arabi le merci scambio per ottenere qualsiasi cosa, soprattutto armi per portare avanti un progetto di autonomia, sviluppo e in sostanza potere.

Ma questi traffici uno stato ufficialmente non li può gestire: e qui dobbiamo rompere l’ennesima barriera mentale, perché è ovvio che lo Stato, cioè noi, mai potremo mai avere l’ardore di ammettere che è necessario trafficare armi per avere in cambio petrolio e che per trafficare a questo livello informale ci si deve rivolgere alla criminalità che a sua volta trafficherà in droga e che investirà negli stessi circuiti finanziari utilizzati per gli scambi indicibili.

Mi rendo conto di essere come quel medico che non sa se sia il casi di dire o nascondere al malato che sta morendo. Io non lo so cosa sia meglio ma di certo continuare a ragionare con schemi mentali prodotti ad arte non ci aiuterà a vivere meglio.