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(di Rebecca Mieli) Un anno dopo lo storico accodo tra l’Iran e i 5+1 (membri del consiglio di sicurezza ONU + la Germania) riguardante la revoca delle sanzioni inflitte al paese a causa della poca trasparenza circa il programma nucleare Iraniano, la Repubblica Teocratica continua a far parlare di se.

L’accordo prevede la fine delle sanzioni in cambio di una notevole diminuzione dello sviluppo del programma nucleare, che si concretizzerà non solo nella trasparenza (aumento ispezioni AIEA), ma anche con una riduzione del numero di centrifughe e delle scorte di Uranio arricchito.  Nonostante in origine l’accordo prevedesse l’embargo sulle armi, l’Iran è riuscito ad ottenere una serie di S300 dalla Russia nel corso degli ultimi mesi.  Il sistema missilistico ad alto livello tecnologico è giunto in Iran già dai primi giorni di Maggio, e adesso, una parte dei missili è stata sistemata intorno ad alcuni reattori ed impianti di arricchimento. Ciò che desta maggior sospetto è che siano stati collocati intorno all’impianto di arricchimento di Fordow (100 Km a Sud di Teheran), che teoricamente non dovrebbe più fungere come impianto di arricchimento secondo gli accordi. Perché proteggerlo con una batteria di missili terra aria? “Il sistema S300” ha affermato l’Ayatollah Khameini “è un sistema di difesa, non di attacco”, il suo scopo dovrebbe essere deterrente nell’ambito di un attacco esterno, come spiegato dal Comandante in capo dell’aeronautica Iraniana, il generale Farzad Esmaili “La nostra priorità è proteggere le strutture nucleari iraniane in qualsiasi circostanza”. E’ evidente che il presidente Rouhani si aspetti un attacco da un momento all’altro, ma considerando i risultati dell’accordo e la fine delle ostilità con gli Stati Uniti e i paesi occidentali, è difficile capirne la causa. Inoltre, l’Iran dispone di diverse strutture nucleari, e di un altro impianto di arricchimento, quello di Natanz, non è stato soggetto a tanta protezione.  Considerando che si sta pianificando la costruzione di altri due impianti a Bushehr, anche questi in collaborazione con la Russia, ancora una volta viene meno una spiegazione plausibile sul dispiegamento degli S300 a Fordow. L’impianto è stato costruito all’interno di una montagna, a novanta metri dalla superficie, ed è una di quelle strutture la cui mancata trasparenza ha causato le sanzioni economiche all’Iran. Per giunta, secondo l’accordo del 2015, due terzi delle centrifughe del sito avrebbero dovuto essere smantellate, e in base alle dichiarazioni, nel sito di Fordow dovrebbe essere svolta esclusivamente ricerca e produzione di Isotopi medici, che richiedono un minore grado di arricchimento dell’uranio. Circondare un impianto così poco attivo nella produzione di energia nucleare con un potente sistema di difesa antimissilistico potrebbe essere una mossa tanto azzardata quanto provocatoria per un paese che sta cercando di ripristinare la situazione economica pre-sanzioni. Nonostante l’accordo siglato a Vienna rappresenti una vittoria storica per gli Stati Uniti, l’amministrazione statunitense che succederà ad Obama dovrebbe mantenere gli occhi aperti sulla situazione della proliferazione in Iran. Non dovrebbe essere sufficiente sostenere le coalizioni contro lo Stato Islamico per guadagnarsi la fiducia della comunità internazionale. Dopo tutto, se l’Iran ha ottenuto l’appoggio di Obama, il suo successore potrebbe non essere tanto generoso, e allo stesso tempo questa partnership con Putin potrebbe affievolirsi dal momento che Russia e Israele stanno incrementando esponenzialmente le loro relazioni. Fondamentale dunque ripristinare i controlli dell’AIEA, evitare qualsiasi tentativo di destabilizzazione ulteriore della regione, e mobilitare la comunità internazionale affinché ci sia più trasparenza su obbiettivi  e contenuti dei siti nucleari iraniani. 

REBECCA MIELI