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Riconquista Palmira

La Rosa del Deserto, come è soprannominata l’antica città di Palmira, è stata riconquistata; ma il merito non è certo delle truppe leali al presidente siriano Bashar al-Assad, bensì del suo potente alleato russo. La riconquista di Palmira segna la vittoria della diplomazia della spada di Vladimir Putin e la sconfitta del sedicente Stato Islamico.

Il presidente russo, come sempre, in politica estera non sbaglia una mossa; e dopo aver sventato l’attacco americano contro Assad e aver tenuto un basso profilo quando il presidente siriano risultava politicamente indifendibile, è entrato in scena proprio nel momento in cui Barack Obama aveva bisogno di qualcuno che combattesse l’IS al suo posto e, magicamente, le divergenze sulla Siria si sono volatilizzate.

Putin aveva bisogno di spostare l’attenzione dalla scottante questione ucraina e quale miglior modo di ergersi a paladino della giustizia che combatte contro il malvagio Daesh? Tutto sommato alla Casa Bianca sta bene così e poco importa se uno stato sovrano come l’Ucraina è stato “invaso” e una parte del suo territorio è stata annessa alla Russia, ora il nemico da combattere è il potente Stato Islamico, con i suoi miliziani, i suoi RPG e i suoi carri armati.

Già, lo Stato Islamico, così potente che di fronte all’esercito di Mosca si è sgretolato come un castello di carte ed è sparito nel nulla, al punto tale che la riconquista di Palmira da parte delle truppe di Assad è sembrata più una marcia trionfale che una vera e propria battaglia. Dove sono finiti i miliziani che si ergono sul palco del tetro romano, o radono al suolo il Tempio di Bel a Palmira? Semplice, non ci sono mai stati, perché lo Stato Islamico non esiste, per dirla con Antonio De Bonis.

La riconquista di Palmira ci dice proprio questo: ci dice che la Russia ha colmato il vuoto di potere lasciato in medio oriente dal Disengagement americano ed è tornata prepotentemente a giocare un ruolo decisivo come potenza regionale, ma soprattutto ci dice che Daesh altro non è che una grande organizzazione mediatica che gioca tutto sulla sua grande capacità comunicativa. Lo Stato Islamico si mostra potente agli occhi dell’occidente e benevolo verso i popoli che conquista, addestra soldati e riscuote tributi, ma di fronte ad un vero esercito si ritira in tutta fretta, lasciano dietro di sé un campo minato, nel tentativo di distruggere barbaramente l’antica città romana, patrimonio dell’umanità.

Palmira rappresenta quel crocevia di culture, a metà tra Occidente e Oriente, simbolo della superiorità della storia rispetto ai provincialismi, alle ideologie e alle religioni. Quella Rosa, intrappolata nelle sabbie del tempo, potrà forse appassire di fronte alla crudeltà dell’uomo, ma certamente il solo odio non è bastato a cancellare quello che il deserto per secoli ha preservato e ci ha tramandato, a testimonianza della grandezza della storia.