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Mentre gli aerei americani hanno iniziato le operazioni mirate in territorio libico contro presunti appartenenti allo Stato Islamico colpendo, pare, il responsabile degli attentati terroristici alle infrastrutture turistiche tunisine dello scorso anno, Noureddine Chouchane, noi ci occupiamo di mafia in Libia. Visto che, in ogni caso, considerate le precedenti esperienze di questa politica di clinical strikes, l’unico risultato altamente probabile sarà quello di aumentare il numero dei fanatici destabilizzando ancor più il quadrante nordafricano. 

Il tema dei 10 dinari, invece appare molto più interessante in quanto si tratta del pizzo giornaliero, che una delle famiglie mafiose del distretto West Salami di Bengasi pretendeva dai commercianti che operavano nell’area di propria influenza con la solita scusa di garantire loro protezione. E non solo; i membri dell’organizzazione sono anche responsabili di rapimenti a fini di riscatto, omicidi e altri reati agendo in assoluta tranquillità non temendo alcuna forma di repressione tanto da poter organizzare tranquillamente posti di blocco stradali allo scopo di depredare i malcapitati che vi incappavano. Questa storia ha avuto un suo epilogo allorché un commerciante, all’ulteriore richiesta di denaro, si è ribellato ed è stato malmenato. I familiari raggiunti dai parenti di un’altra vittima a sangue freddo dell’organizzazione hanno deciso di mettere fine alla cosa si sono coalizzati ed hanno preso d’assalto il quartier generale dell’organizzazione. Ne è seguito un violento conflitto a fuoco con morti e feriti a cui ha posto fine la pseudo autorità di polizia che non potendo farne a meno ha deciso di intervenire. Alla fine della giornata i capi dell’organizzazione criminale sono fuggiti lasciandosi dietro un arsenale di armi varie.

Al di la degli aspetti, che sarebbero quasi folcloristici se non fossero marcatamente tragici, sono utili alcune considerazioni:

  • il tutto si è svolto in una delle città che conosciamo per essere una delle roccaforti dei movimenti islamici radicali, insorgenti e terroristici;
  • in questa città agiva in tutta tranquillità un’organizzazione criminale, tipicamente mafiosa in ragione del modus operandi e delle specificità operative, che aveva il totale controllo del territorio come dimostrano l’impunità e la capacità di organizzare posti di blocco stradali;
  • la polizia locale, come riferito dalle fonti interpellate in loco, non è mai intervenuta in precedenza, e probabilmente lo ha fatto per proteggere i criminali dall’assalto della gente disperata dall’ulteriore angheria, tra l’altro riuscendo a non catturare i capi dell’organizzazione.

Ebbene, quest’episodio racconta chiaramente due cose: la prima è che la percezione che all’esterno si ha della situazione libica è fuorviata e standardizzata su canali preconcetti che raccontano di governi, legittimi e non, di milizie, di brigate, di terroristi vari e tutt’al più di trafficanti di esseri umani; la seconda che i territori sono in mano ad organizzazioni che vengono protette nello svolgimento delle propri attività criminali quotidiane. Ora, visto che una forza di polizia come la intendiamo per riflesso noi in occidente non esiste appare evidente, e il caso trattato ne è un esempio, che questa protezione è assicurata dalle milizie di varia natura che operano negli stessi territori realizzando un’osmosi operativa basata sul reciproco interesse. Una milizia, una brigata o comunque la si voglia definire, non può al contempo occuparsi dei propri nemici diretti, altre milizie, brigate, spie e così via, e provvedere, allo stesso tempo, al controllo delle popolazioni e al loro sfruttamento; ecco allora la necessaria cointeressenza con le varie criminalità locali. Nulla di nuovo certo, lo abbiamo già visto, in Afghanistan, Iraq, Siria e prim’ancora nell’ex Yugoslavia. Ma sarebbe un bene riflettere sin d’ora sugli aspetti pratici, sociali e politico-economici che tutto questo comporta nella prospettiva della costruzione di un futuro per queste comunità. Che tipo di comunità sociale potrà essere organizzata partendo da una base costruita sul rapporto criminalità e potere. Anche la storia del nostro Paese potrebbe aiutarci in questa pre-visione. 

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