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Il presidente della paventata rivoluzione copernicana nella lotta alla criminalità organizzata Enrique Peña Nieto, che nel momento del suo insediamento nel dicembre 2015 ha ereditato dal suo predecessore Felipe Calderón Hinojosa un Messico in balia di una delle più sanguinose guerre di criminalità che si ricordino con decine di migliaia di morti in un decennio, è arrivato alla resa dei conti. In sostanza, il numero dei morti ammazzati va diminuendo, ma la riforma più importante ossia la centralizzazione della responsabilità della pubblica sicurezza è in una fase di stallo parlamentare dalla quale difficilmente uscirà fino alle prossime elezioni presidenziali del 2018. Quindi, in soldoni, la situazione della criminalità organizzata dipende ancora dalle dinamiche interne alle stesse organizzazioni criminali poiché gli arresti importanti, che pure ci sono stati, non hanno in concreto fatto rientrare il problema a livelli fisiologici di ogni società capitalista.

Sotto il profilo criminale vero e proprio, nell’anno appena trascorso, la lotta serrata per la conquista delle migliori plazas, località strategiche per i vari traffici illeciti, si è espressa nel sanguinoso confronto che oppone il cartello di Sinaloa, quello del noto “Chapo” Guzman Loera, e quello dei Los Zetas; tuttavia, l’evoluzione e crescita del cartello di Jalisco Nuova Generazione rappresenta senz’altro la novità che è emersa quale elemento dirompente che va modificando i già molto precari equilibri criminali. Senza entrare nei dettagli storici, seppure ovviamente molto interessanti circa l’evoluzione dei tre cartelli, la cosa importante da sottolineare è che nella migliore tradizione del terzo incomodo o del divide et impera, gli ultimi arrivati hanno eroso gran parte dei territori dei rivali sottraendo ad entrambi traffici illeciti e quindi introiti e potere corruttivo. L’effetto prodotto è la parcellizzazione della lotta tra le varie organizzazioni criminali minori e locali al fine di assicurarsi i territori di diretto interesse a prescindere dalla fidelizzazione a questo o quest’altro cartello. Questa nuova fase potrebbe determinare la diminuzione degli scontri armati a livello locale, soprattutto nelle grandi città, a fronte di una distribuzione delle responsabilità dei diversi segmenti criminali foriera di un proficuo generale svolgimento delle attività illecite.

Il Messico è ancora il paese di transito verso il Nordamerica della cocaina prodotta nei Paesi andini, dell’eroina, delle metanfetamine e della marijuana prodotte in loco, così come dei flussi di migranti che dal sud profondo del continente tentano di raggiungere il sogno americano. 

Infine è opportuno sottolineare la confermata tendenza alla diminuzione della richiesta di cocaina negli States che, per le ovvie ragioni di mercato, si è tradotta nell’aumento della quantità disponibile sui mercati internazionali, europei ed asiatici. Questo scostamento tendenziale trova conferma nell’aumentato interesse e dinamismo delle organizzazioni criminali del Nordafrica saheliano che si riverbera nella lotta che coinvolge AQMI e lo Stato Islamico, come confermato dai recenti attentati in Burkina Faso e prim’ancora in Mali, ma questo lo vedremo nel prossimo intervento.