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Nuovo Medioevo

Il primo maggio del 2003, un trionfale George W. Bush, il presidente a cui gli Stati Uniti d'America, scossi dai fatti dell'11/9, affidarono la vendetta nei confronti di un nemico imponderabile (il terrorismo fideistico), con un discorso all'americana, per temi, stile e ambientazione, dalla portaerei Abraham Lincoln, dichiarava: ≪Missione compiuta!≫.


Fu, quella contro l'Iraq del nemico Saddam, la vittoria di una guerra classica tra forze contrapposte e organizzate secondo i canoni degli eserciti moderni.  Ma dopo?
Il fallimento delle politiche di state building in Iraq e quelle di pacificazione da democrazia esportata e imposta in Afghanistan, è certificato dall'attuale situazione medio-orientale e nord-africana. Per ora.
Lezione appresa? Non sembra. ≪Siamo venuti, abbiamo visto, è morto!≫, rivendicava, ancora, il segretario di Stato, la signora Hillary Clinton, riferendosi al contesto della campagna libica del 2011 e alla connessa eliminazione del leader libico Muhammar Gheddafi. Tuttavia, è giusto anche dire che, più di recente, l'analisi di quei fatti si orienta verso posizioni decisamente più obiettive e quindi critiche rispetto a quelle scelte. Il Generale Raymond Odierno, per quattro anni in Iraq, e giunto al vertice dell’esercito statunitense, prima di lasciare l’incarico, è entrato in aperta polemica con la stessa casa Bianca sulla gestione del ritiro dal teatro di guerra iracheno che avrebbe consentito l’ascesa dello Stato Islamico. Tutto da rifare, tutto come nel 2001; il terrorismo di matrice radicale islamica è sempre più efficace e insidioso nelle sue dinamiche, sì da rappresentare una minaccia senz'altro maggiore per gli interessi dell'occidente, per la sicurezza, per l'ordine pubblico interno e internazionale. Volendo rappresentare per immagini "il mondo che fa”, ricorrerei non già alla classica scacchiera quale campo di scontro fra pezzi bianchi e neri, bensì a una versione circolare, con pezzi multicolori, sulla quale si gioca una partita di tutti contro tutti.  
Questo è il nuovo medioevo  in cui, come nell'età di mezzo, si intersecano gli interessi di imperi, città, corporazioni, chiese, organizzazioni sempre più .dot, clan e mercenari, tutti impegnati nel controllo del territorio con lo scopo di sfruttarne le risorse, gestire gli scambi e investire, controllando le menti attraverso la seduzione dei bisogni, concreti o subdolamente creati.
“Il mondo che fa” è un mondo eccitante e pericoloso al medesimo tempo: le sfide attendono di essere colte, ma quest'atmosfera di rinnovamento ha bisogno di appropriate chiavi interpretative che possono essere assunte solo a patto di aprire la mente anche a questo scomodo interrogativo: la criminalità è un problema esclusivamente delittuoso o rappresenta anche uno strumento à la carte per qualsiasi centro di potere?
Ma certo che no e di conseguenza è rilevante comprendere le ragioni e le dinamiche che mettono in relazione criminalità e potere.
GEA nasce anche per rispondere a questa domanda.

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